UNA LAUREA IN INFORMATICA E TANTA VOGLIA DI METTERSI IN GIOCO : FABIO RACCONTA LA SUA ESPERIENZA A LONDRA

25 set

Parte dal piccolo paese di Portoscuso, nel Sulcis, la storia di Fabio che da subito sente l’esigenza di fare esperienze di vita fuori dal suo territorio di origine; così dopo i primi tre anni di Università a Cagliari decide di terminare gli studi in informatica a Roma. Ma le circostanze lo portano a trasferirsi all’estero, nel Regno Unito, dove trova il terreno giusto per potersi esprimere nel suo campo, quello della Business Intelligence. E così giunge a Londra dove tutto è possibile e i sogni si realizzano, ma forse il suo viaggio non terminerà qui, anche perché nei sogni di Fabio c’è un posto speciale dal quale si sente molto attratto.

Ciao parlaci un po’ di te:  come ti chiami, di dove sei,  cosa facevi in Italia prima di trasferirti all’estero?

Ciao, mi chiamo Fabio e sono di Portoscuso. Ho studiato informatica presso l’Università degli studi di Cagliari dove ho conseguito la laurea triennale, poi la voglia di partire mi ha spinto a Roma per continuare gli studi e prendere la laurea specialistica alla Sapienza.

Il primo lavoro è stato in una compagnia che si occupa di intercettazioni: facevo assistenza alla polizia giudiziaria sia al telefono che di persona in giro per tutta Italia, installazione e configurazione di server e client, attivazione delle intercettazioni sul server etc. Lo stipendio non era sicuramente esagerato ma era la prima esperienza per me, ho girato tanto, conosciuto molte persone appartenenti alle forze dell’ordine e purtroppo visto direttamente alcune cose di cui molti vengono a sapere solo dai giornali…

Dopo un anno a me e a diversi altri non è stato rinnovato il contratto e dopo l’estate grazie al mio nuovo capo sono entrato nel mondo della Business Intelligence.

Il lato positivo di questo ramo penso che sia il fatto che la crisi non si è sentita tanto: come dice il mio ora ex capo “se hanno soldi serviamo per fargli vedere dove investirli, e se non ne hanno gli diciamo dove risparmiare”.

Quando hai deciso di partire e lasciare l’Italia? Cosa ti ha spinto a prendere  questa decisione?

Ho vissuto a Roma dal 2006, stavo già pensando da un circa un anno prima della partenza perché avevo il desiderio di migliorare il mio inglese e dopo tanto tempo la vita a Roma iniziava a starmi un po’ stretta; così quando il mio capo ha lasciato la compagnia alla prima offerta buona sono partito per l’Inghilterra.

 In quali posti hai vissuto prima di trasferirti a Londra ?

Portoscuso ovviamente, Cagliari, Roma e Haywards Heath, una cittadina a metà strada tra Gatwick e Brighton.

Di cosa ti occupi ora a Londra?Hai cambiato molti lavori?

Faccio sempre lo stesso lavoro come consulente di Business Intelligence: nei primi 10 mesi ad Haywards Heath ero nel team interno di un gruppo assicurativo mentre ora sono di nuovo a tutti gli effetti consulente, con diversi clienti sparsi per il Regno Unito.

In poche parole la BI si occupa di rendere tutti i dati in possesso di una impresa (e a volte sono veramente tanti) leggibili per il management. Questi dati vengono utilizzati per fare analisi su come sta andando l’azienda e prevedere l’andamento futuro, decidere dove investire, dove tagliare i fondi ma anche per costruire modelli i clienti prima di lanciare campagne di marketing. E’ una spiegazione molto semplicistica ma c’è veramente un mondo dentro: principalmente si lavora in ambito finanziario ma il software in cui sono specializzato è usato molto anche dalle case farmaceutiche per i test clinici sui farmaci ad esempio.

 Quali differenze hai trovato rispetto all’Italia dal punto di vista lavorativo e di stile di vita in genere in UK?

Sarò stato fortunato io ma il lavoro è decisamente molto meglio organizzato, si lavora 7 ore al giorno (9-17) e alle 17 in punto si finisce: qui non esiste la simpatica abitudine che hanno molti datori di lavoro italiani di fare 9-10 ore ed essere pagato sempre 8. E’ stato molto raro che sia rimasto in ufficio dopo le 17:15.

Un’altra cosa che mi piace tanto è che dove sto lavorando ora non siamo molti dipendenti, per cui quando non sono da un cliente posso lavorare tranquillamente da casa!

 Come ti sei integrato nella realtà Inglese?

Al momento ho una camera in affitto in zona 3 a Londra, qualche volta esco con gli amici (soprattutto ex colleghi) per andare al cinema, ristorante… le solite cose insomma! In generale adoro viaggiare: non sono mai stato molto festaiolo e quando ho un po’ di tempo preferisco prendere la macchina e andare fuori città: ci sono tantissime cose da vedere tra parchi, castelli e altre città che sarebbe un peccato non visitare.

Sotto quali aspetti il vivere in Inghilterra è meglio che in Italia e sotto quali invece è peggio secondo te?

Parto dai lati peggiori: il cibo se non si sa dove procurarlo non è effettivamente la stessa cosa, ma io cucino tutte le volte che posso e non è un grosso problema.

Il clima è la prima cosa di cui mi parlano le persone quando dico che sto in Inghilterra, sinceramente io sentivo più freddo a Roma: piove sicuramente di più e c’è meno sole, ma la pioggia spesso è fine e non dà molto fastidio almeno a me che porto i capelli rasati.

Gli inglesi sono generalmente più freddi di noi mediterranei, ho avuto alcuni colleghi che prima della terza pinta di birra dicevano solamente ciao oppure parlavano solo di lavoro durante l’orario di lavoro J

Tra i lati positivi metto sicuramente l’orario di lavoro: sembra poco ma un’ora in meno al giorno permette di fare molte cose prima di cena. Lo stipendio è decisamente superiore a quelli italiani, mi sono potuto comprare senza chiedere soldi ai miei genitori una bella macchina e in meno di 2 anni ho viaggiato tanto in giro per Europa, USA e Brasile.

Londra è in generale molto cara specialmente se si vuole comprare casa, ma se non è questo il caso con un lavoro qualificato la differenza di stipendio aiuta a stare più che bene anche nella capitale. Le altre città sono decisamente più economiche e per molte cose più vivibili. A Londra puoi fare ed essere tutto quello che vuoi, puoi conoscere migliaia di persone così come passeggiare per la strada in centro ed essere ignorato da tutti: per molte persone non è facile confrontarsi con una megalopoli del genere, sono stato anche a New York e da questo punto di vista mi è sembrata migliore.

Se ti va dicci cosa ne pensi della “Brexit” e delle sue eventuali conseguenze se secondo te ce ne possano essere.

Potrei riassumerla con “tanto rumore per nulla”, sono convinto che passeranno anni prima che formalmente siano fuori dall’Europa e visti i troppi interessi in comune non cambierà quasi niente: gli inglesi già avevano la loro moneta e per accedere al mercato europeo dovranno accettare la libera circolazione delle persone. L’unica cosa che penso cambierà sarà la gestione dei sussidi governativi per chi non è inglese (ma questo potevano farlo anche prima del referendum) e chi vorrà venire in futuro potrebbe aver bisogno di un visto, ma per chi già sta qui e lavora non cambia niente: dopo 4 o 5 anni (non ricordo) si ottiene automaticamente il diritto a vivere qui.

Credo che gli inglesi si siano fatti abbindolare dalla campagna referendaria: effettivamente in città più piccole (parlo di Nottingham per esperienza personale e di Leicester per sentito dire) gli immigrati sono veramente tanti e non tutti vengono per svolgere lavori qualificati togliendo, come molti che hanno votato sì pensano, “il lavoro agli inglesi”, ma una buona parte dell’immigrazione in Inghilterra viene dalle ex colonie come India ad esempio e su queste l’Europa non ha sicuramente potere di controllo…

A quali persone consiglieresti di fare un esperienza all’estero? E perché?

Lo consiglierei a tutti, ma ci vuole molta testa e coraggio a lasciare famiglia, amici, luogo d’origine e abitudini per un posto spesso molto diverso.

La distanza non è un problema, ormai in meno di 24 ore si arriva in ogni parte del mondo quindi non pensateci!

La lingua si può sempre imparare e la pronuncia degli inglesi non è identica a quella che si studia a scuola o che si vede nei film: io da molto prima di partire guardavo molte serie tv in lingua originale per cui avevo già un vocabolario discreto, ma una volta arrivato qui capire tutto quello che mi dicevano nelle varie pronunce e rispondere in maniera articolata non è stata una cosa immediata.

Andate all’avventura, conoscere realtà differenti e persone di altre culture è la cosa più bella che esista e arricchisce in una maniera che i soldi non faranno mai.

Hai mai pensato di lasciare la Gran Bretagna per qualche altro paese in cui magari ti piacerebbe vivere?

Mi sono innamorato del Brasile, ho visto posti meravigliosi e conosciuto tante belle persone tra cui la mia ragazza, con una buona offerta di lavoro andrei domani mattina! Anche la Svizzera mi attira, professionalmente al momento non mi immagino in altri posti che non siano UK Svizzera o Stati Uniti.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Pensi che un giorno rientrerai in Italia?

Vorrei continuare a specializzarmi qui, ci sono tante cose che non ho mai visto anche nell’ambito in cui lavoro e poi in futuro chissà, il richiamo del Brasile è sempre forte…

 

Ringraziamo Fabio per aver raccontato la sua esperienza, e auguriamo che possa realizzare i suoi sogni e magari chissà, trasferirsi un giorno in Brasile.

State sintonizzati con noi, a breve racconteremo un’altra storia di italiani all’estero

EazyCity Cagliari

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