UN ANNO INTENSO VISSUTO A VALENCIA : ANNA LAURA CI RACCONTA LA SUA ESPERIENZA ALL’ESTERO

29 lug

Spesso le occasioni arrivano e non le cogliamo al volo, oppure semplicemente altri fattori intervengono e sei portato o costretto a rinviare. Così, se durante gli anni universitari aveva accantonato l’idea di partire all’estero, Anna Laura pensa bene di non mancare l’occasione presentatasi negli anni post laurea della specializzazione in medicina: la Spagna è la meta, Valencia la città in cui trascorrerà un anno pieno di esperienze e di incontri importanti.

Ciao Anna Laura parlaci un po’ di te:  come ti chiami, di dove sei,  cosa fai nella vita?

Ciao, mi chiamo Anna Laura Alimonda, sono di Carbonia, vivo da più di vent’anni a Cagliari e sono un medico.

 Dove hai conseguito la tua Laurea e la tua specializzazione?

Ho conseguito la mia laurea presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Cagliari e così pure la specializzazione in Medicina Interna durante la quale ho lavorato prevalentemente presso il reparto di Medicina diretto dal Prof Gennaro Del Giacco, ma ho avuto anche l’opportunità di trascorrere  un anno in Spagna nell’ambito del progetto Erasmus per gli specializzandi.

Il tuo terzo anno di specializzazione lo hai trascorso a Valencia. Cosa ti ha spinto a partire per un anno in Spagna? Hai vinto qualche borsa di studio?

Fin da piccola ho sempre desiderato viaggiare per conoscere persone con modi di vivere e pensare diversi dal mio. Non ho mai amato troppo le “visite” di una città straniera nel weekend per osservarne le bellezze architettoniche, storiche e culturali ma piuttosto, quando mi trovo per brevi periodi all’estero o in qualsiasi altra città diversa dalla mia, mi perdo nell’osservare la gente che esce dai supermercati, dagli uffici postali, che entra nei cinema, che porta a spasso i figli ecce immagino cosa io stessa potrei fare in quella città e come potrei viverci. La stessa scelta della facoltà fu dettata non certo dalle mie inclinazioni cognitive quanto dalla possibiltà data dall’essere medico  di interagire profondamente col prossimo. Cosi, per tanto tempo ho tentato una via economicamente fattibile per partire da qualche parte.

Al liceo non ho avuto il permesso dei miei per fare il classico anno di studio all’estero, al termine del primo anno di Università sono stata a Londra per poche settimane estive con l’associazione EF mentre non ho  avuto il “coraggio” nei cinque anni successivi di partecipare al progetto Erasmus temendo, e sicuramente sbagliando, che avrebbe ritardato il conseguimento della laurea;quindi non appena entrata in scuola di specializzazione ho “immediatamente” inoltrato la domanda di selezione per la borsa di studio Erasmus. E sarei partita ovunque mi avessero mandato! Certo la giustificazione ufficiale per tutti è stata: “vado all’estero per vedere come lavorano gli altri e trarne insegnamento da un punto di vista professionale”, ma questa, pur essendo un’importante motivazione, non era certo la più forte, perché credo che sarei partita col medesimo entusiasmo anche in Burundi.

Era la prima volta che affrontavi un’esperienza all’estero?

Così lunga si.

Parlavi già lo spagnolo o ti sei preparata prima di partire?Hai fatto qualche corso?

Circa un mese prima di partire ho seguito un corso elementare di Spagnolo, 50 ore totali, organizzato dall’Università di Cagliari e messo a disposizione dei borsisti, durante il quale ho giusto imparato il tempo presente.

Come descriveresti la città di Valencia?

Ne sono innamorata! E’ indubbiamente una città bellissima che tra il 2004 e il 2007, anni in cui l’ho frequentata assiduamente, ha subito una netta trasformazione architettonica, divenendo una meta turistica e culturale molto ambita. Ma ciò che mi ha fatto innamorare è senza dubbio il suo clima e la sua gente. Già dai primi giorni mi sono sentita a casa: clima sovrapponibile a quello Cagliaritano con il mare a due passi, città a dimensione “pedonale” con piste ciclabili in ogni dove, un parco immenso al centro della città, per di più sono stata coccolata dai miei nuovi colleghi, pronti a insegnarmi la loro lingua e a mostrarmi il loro modo di lavorare.

Alloggiavi in un appartamento condiviso con altri studenti / lavoratori  o vivevi per conto tuo?

Quando mi è arrivata la comunicazione dell’ottenimento della borsa di studio con destinazione Valencia (l’altra possibilità sarebbe stata Lione) non ho avuto il minimo dubbio ad accettare e a cercare subito dei contatti fra gli specializzandi che si trovavano già lì e i cui nomi mi erano stati forniti dalla segreteria Erasmus. Così sono riuscita con anticipo a programmare la mia permanenza trovando casa e coinquilini (entrambi cagliaritani, una specializzanda in anestesia/rianimazione e uno studente del VI anno di Medicina).

Come ti sei trovata con la gente del posto? Hai stretto rapporti con altre persone spagnole o di altra nazionalità al di fuori dell’ambito medico?

Le persone che ho conosciuto sono state tutte molto disponibili, sia spagnoli e sudamericani sia altri italiani che ho conosciuto frequentando spesso gli ambienti Erasmus. Tra quelle di lingua spagnola ho conosciuto soprattutto persone nell’ambito medico. Tra quelle di lingua “straniera” soprattutto altri borsisti Erasmus (provenienti da vari paesi europei e non solo).

In ogni caso da quella esperienza mi porto almeno 3 delle persone più importanti della mia vita.

Hai avuto modo di viaggiare per la Spagna e conoscere altre realtà oltre a quella di Valencia?

Si, sono stata varie volte a Barcellona, a Madrid, in Andalusia, alcuni giorni ad Andorra, ma soprattutto ho “perlustrato” i dintorni di Valencia e della costa blanca.

Che cosa ti sei portata dietro da questa esperienza?

E’ stata sicuramente l’esperienza più “impattante” della mia vita, perché in fondo l’ha stravolta cambiando radicalmente quelli che fino ad allora erano stati  i miei limitati punti di riferimento (culturali, sentimentali e professionali). Sono cresciuta come donna in primis e poi professionalmente. Da un punto di vista lavorativo devo ammettere che ciò che ho imparato in 12 mesi a Valencia non lo avrei imparato in 5 anni di specializzazione fatti a Cagliari. Questo lo affermo non per sminuire la professionalità sarda ma per il semplice fatto che l’interazione fra lo straniero e l’autoctono tende a tirar fuori il meglio di ognuno, come dire.. nessuno dei due vuole sfigurare e il confronto è massimo.

A quali persone consiglieresti di fare un esperienzaall’estero sia essa di studio o di lavoro?

A tutti!

Ringraziamo  Anna Laura per averci raccontato questa bella storia di vita all’estero e le auguriamo tutto il meglio dalla vita !

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